San Michele

Nell’isola di S. Michele, un tempo detta “Cavana de Muran” per il rifugio che offriva ai barcaioli diretti a Murano, congiunta nel 1837 a quella attigua di S. Cristoforo della Pace e trasformata in cimitero della città, pare sorgesse fin dal sec. X, una chiesetta eretta a cura della famiglia Biosa o Bristolani e dove avrebbe avuto dimora S. Romualdo.
In seguito, in questa abbazia, vissero ed operarono persone celebri quali il famoso cosmografo Frate Mauro, l’autore del planisfero ora conservato nella biblioteca Marciana, nonché fra Mauro Cappellari, il futuro papa Gregorio XVI (1831-1846). Partiti i Camaldolesi, le celle del convento, adibito a carcere, ospitarono nel 1822 i patrioti Silvio Pellico e Pietro Maroncelli prima che, condannati per i moti contro l’Austria, fossero relegati allo Spielberg.
Nel 1212 l’isola venne ceduta, per istanza delle autorità ecclesiastiche sia di Castello che di Torcello, ad alcuni monaci della Congregazione Camaldolese. Il 21 giugno 1221 il cardinale Ugolino, poi Papa Gregorio IX, consacrava la nuova chiesa e il monastero. Nel 1300, sotto il priorato di fra’ Romualdo, vennero eseguiti radicali restauri, e dopo un secolo e mezzo, demolite le fatiscenti costruzioni, venne ricostruita e la chiesa e il monastero.

La ricostruzione della chiesa, iniziata nel 1469 a cura dell’abate Pietro Donà, venne realizzata su progetto dell’architetto Mauro Coducci, e fu questa la sua prima opera in Laguna, nonché la prima costruzione religiosa rinascimentale di Venezia. L’edificio suscitò grande entusiasmo, poiché si contrapponeva nettamente alle architetture contemporanee, ancora fortemente decorative e lineari. Coducci affermava i concetti di una visione plastico-facciale di chiara ascendenza toscana.
La facciata [fig. 01], dalle semplici e nitide linee architettoniche, suggerisce la ripartizione interna, sottolineandola con le snelle lesene che culminano, per la prima volta, nel triplice coronamento curvilineo. La bianca campitura della facciata è segnata dal bel portale d’ingresso sormontato da un timpano curvilineo e da una piccola statua della Vergine, dalle belle finestre laterali ad arco a tutto sesto e dal ricco rosone centrale. La facciata è riccamente decorata per mano di Ambrogio da Urbino (1470).

L’interno [fig. 02] di notevole eleganza, è divisa in due parti dal barco, o coro pensile; oltrepassandolo si entra nella chiesa vera e propria, a tre navate con abside e cappelle laterali. Il susseguirsi degli archi porta al presbiterio [fig. 03] quadrato, nella cui cornice è impostata la cupola.
Sotto il barco, entro una nicchia, San Gerolamo di Giusto Le Court; sulla cappella maggiore sedili e dossali marmorei e altare barocco; nella sacrestia interessante soffitto prospettico rococò [fig. 04] dello scenografo Romualdo Mauro. Nella navata sinistra, cappella con bell’arco di accesso rinascimentale.
La nobile Margarita Vitturi, vedova di Giovanni Miani, lascio un’eredità ai Procuratori di San Marco con l’obbligo di provvedere alla costruzione della sua tomba. Fu quindi realizzata, acconto alla chiesa, la bella cappella Emiliani, raffinata costruzione esagonale con cupola in pietra d’Istria di Guglielmo de’ Grigi detto il Bergamasco (1530).
Il campanile [fig. 05], situato nella parte sinistra dell’abside, con copertura a cupola, conserva l’originaria struttura gotica dal 1460.