Madonna dei Miracoli

“Un Francesco Amadi, abitante nel circondario di S. Marina, aveva fatto appendere per divozione presso la sua casa, e propriamente all’ingresso d’una località che chiamavasi la Corte nuova, una immagine della Beata Vergine, la quale ebbe tal fama di prodigiosa da indurre nel 1480 un di lui nipote, per nome Angelo, a trasportarla in Corte di Ca’ Amadi, e costruirvi una cappella di tavole onde esporla alla pubblica venerazione. Nell’anno stesso il pievano di S. Marina, Marco Tazza, gettò i fondamenti, col concorso degli Amadi, e d’altre famiglie, d’un nobile tempio, che compì nel 1488, ed in cui collocò la sacra immagine fondando oziando in prossimità un convento di monache francescane” (Tassini)

L’origine della chiesa è legata proprio alla devozione di quest’immagine della Madonna. Inizialmente la raffigurazione era situata all’angolo di una casa presso la vicina Corte Nova, ma in seguito il culto crebbe a tal punto che fu necessario spostarla in una piccola cappella lignea posta nelle vicinanze.
Nel 1481, grazie alle cospicue donazioni fatte all’immagine ritenuta miracolosa, fu possibile acquistare un terreno nel quale venne appunto edificata, su progetto di Pietro Lombardo e figli, la chiesa della Madonna dei Miracoli. Contemporaneamente s’iniziarono i lavori di costruzione di un monastero, affidato alle monache dell’ordine di Santa Chiara, che fu parzialmente demolito nel 1810.
Nel dicembre del 1489 la chiesa fu consacrata e l’immagine fu deposta sull’altare. Fu per Venezia un grande centro di culto mariano e sotto la guida della parrocchia di San Canciano, nel 1810 la chiesa divenne rettoria.

In una Venezia ancora fondamentalmente gotica, la chiesa fu un notevole esempio di architettura rinascimentale impreziosito dal rivestimento di marmi policromi, che secondo la tradizione provenivano da materiali fuori d’opera della Basilica di San Marco.
La facciata [fig. 01], incorniciata da un frontone semicircolare ad unica curva che ospita un gran rosone, presenta un doppio ordine di lesene che corrono lungo tutto il perimetro: quelle inferiori, sono corinzie e reggono una trabeazione piana, mentre, quelle superiori, sono ioniche e reggono archi a tutto sesto. Il portale è fiancheggiato da due lastre rettangolari di porfido, sopra del quale, entro la lunetta, vi è una Madonna con il bambino [fig. 02] di Giovanni Giorgio Lascaris, scultore italiano di origine greca (morto nel 1531). A coronamento della facciata vi sono Dio Padre e due Angeli. Nei pennacchi delle altre tre facciate, tra un arco e l’altro, si ammirano ventinove medaglioni raffiguranti personaggi biblici, opera dei Lombardo.
Il piccolo campanile [fig. 03] ottagono è inglobato tra abside e navata. La copertura è a cupola.

L’interno [fig. 04], a una sola navata con volta lignea a botte, è carico di preziose decorazioni marmoree. Sopra l’ingresso principale s’innesta il barco o coro pensile sostenuto da due pilastrini scolpiti, dove un tempo cantavano le suore. Il coro era collegato con il monastero dall’altra parte della calle per mezzo di un passaggio a cavalcavia [fig. 05], demolito nel 1865. Il soffitto del barco incornicia, in cassettoni lignei intagliati e dorati, dipinti di scuola tizianesca. Anche la volta della chiesa è ripartita da cinquanta cassettoni che raffigurano Profeti e Patriarchi attribuiti a Pier Maria Pennacchi in collaborazione, pare, del fratello Gerolamo, di Vincenzo Dalle Destre, di Lattanzio da Rimini e di Domenico Capriolo.
Prima di accedere, da una rampa di scale, al presbiterio vi sono le statue di San Francesco e Santa Chiara di Gerolamo Campagna (seconda metà del XVI secolo).
Il presbiterio [fig. 06] è chiuso da due balaustre di marmo, sulle quali si trovano quattro piccole statue rappresentanti la Vergine Annunziata, l’Angelo Annunziante, San Francesco e Santa Chiara, opere attribuite a Tullio Lombardo. Presenta una pianta a base quadrata ed è la parte della chiesa più ricca di rivestimenti marmorei colorati e d’intagli scultorei, fra cui i putti e le sirene che decorano i piedistalli dell’arcone trionfale. Le tarsie del presbiterio sono un raro esempio dell’intarsio a Venezia.

Protetto da una recinzione con pannelli traforati l’altare maggiore [fig. 07] sorge al centro del presbiterio. Sulla mensa dell’altare si ammira la tavola della Vergine con putto [fig. 08]di Nicolò Di Pietro (1408). Sul retroaltare una targa riporta la scritta “La immagine di Maria Vergine Immacolata che Francesco Amadi fece dipingere da Nicolò Di Pietro nel 1408. Ebbe nel 1887 questa nicchia lavoro dei Fratelli Bisarel, ordinata dal conte Roberto Boldù”.
Ai lati dell’altare sono situate due statuette in bronzo raffiguranti San Pietro [fig. 09] e Sant’Antonio Abate [fig. 10] di Alessandro Vittoria. A sovrastare l’altare vi è una cupola emisferica che nei pennacchi ha quattro tondi raffiguranti gli Evangelisti. Nel pavimento, antistante l’altare, sono segnate le date d’inizio e fine della costruzione, 1481-1489, e quella degli ultimi restauri,1887.
L’ultimo restauro iniziato nel maggio 1991, per conto della Soprintendenza per i Beni architettonici di Venezia con il finanziamento del Comitato Save Venice, si è concluso nel marzo 1998.
Sotto il presbiterio si trova la cripta, utilizzata come sacrestia; vi è custodito un rilievo marmoreo che raffigura la Ultima Cena alla maniera di Tullio Lombardo e chiaramente ispirata al celeberrimo affresco dipinto di Leonardo (attualmente conservato alla Ca’ d’Oro). Nella parete destra vi è un lavabo marmoreo della rinascenza. Ai lati vi sono i rilievi del Cristo sorgente dal sepolcro e della Vergine col Bambino, di scuola lombarda, forse del Da Ferrara (detto il Lombardo).

Curiosità
Un tempo, tanti veneziani sceglievano questa chiesa per celebrare il loro matrimonio. Una simpatica iniziativa fu quella di don Angelo Frasinelli (1967-1994), il quale invitava ogni anno le coppie che si erano sposate nella chiesa dei Miracoli a partecipare tutte insieme alla messa celebrata per festeggiare l’evento.
Nel 1998, per merito di Don Cesare Maddalena, parroco di San Canciano, in questa chiesa, nel mese di maggio, c’è stata una ripresa del culto mariano.