San Canciano

“Sembra che alcuni profughi Aquilejesi fondassero la chiesa sacra a San Canciano e compagni, celebri pel martirio sofferto in Aquileja. Non si sa tuttavia precisamente in qual epoca ciò avvenisse. Questa chiesa fu consecrata nel 1351 da Marco, vescovo di Jesolo, coll’assistenza di altri due vescovi. Nel secolo XVI minacciava rovina, per cui fu d’uopo rifabbricarla. Nel secolo XVIII venne ridotta alla forma presente. Essa in antico dipendeva dal patriarca di Grado, e certamente fino da tempi rimoti si costituì parrocchiale. Nel 1810 perdette alcune contrade, che si aggiunsero alla parrocchia del SS. Apostoli, ma ne ebbe in cambio qualche altra della medesima parrocchia. Guadagnò poi tutto l’antico circondario di S. Giovanni Grisostomo, e parte di quello di S. Maria Nuova, e S. Marina.” (Tassini)

La chiesa di San Canziano o Canciano è tra le più antiche della città. Fondata, pare, nel IX secolo e dedicata ai tre martiri Canzio, Canziano, Canzianilla e al loro precettore Proto, fu soggetta a numerosi restauri e ricostruzioni. A partire dalla ristrutturazione avvenuta dopo l’incendio del 1105, dove ricalcava antichi modelli di tipo basilicale a tre navate con facciata a doppio spiovente e ali laterali più basse, ai rifacimenti nel 1330 (consacrata nel 1351 dal vescovo di Jesolo, Marco Bianco), nel 1550, dove fu ricostruita in forme tardo rinascimentali, e durante il 1700.
La facciata [fig. 01] fu edificata nel 1707 da Antonio Gaspari. La parte centrale, sormontata da un timpano triangolare, è affiancata ai lati da due ali a coronamento orizzontale. Il busto del committente Michele Tommasi appare a decorazione del portale d’ingresso.
Il campanile [fig. 02] del tipo a torre in mattoni a vista fu eretto nel 1542. Le tre campane maggiori furono fuse attorno alla metà del 1800 dai De Poli. La quarta fu realizzata nel 1897. La decorazione che presentano, ispirata a motivi tradizionali, consiste fondamentalmente in un’elegante fascia ornamentale a festoni sul collare, figure sui fianchi e scritte variamente disposte.

L’interno [fig. 03] mantiene lo schema basilicale a tre navate, con soffitto a volta sostenuto da arcate a tutto sesto e da sei colonne corinzie, di cui due antichissime di granito africano.
Sulla parete d’ingresso vi è collocato l’organo settecentesco, su cantoria progettata da Giorgio Massari (1762). Da ammirare le due portelle d’organo raffiguranti San Canziano e San Massimo di Giovanni Contarini, discepolo del Tiziano (sec. XVI).
Ai lati vi sono quattro altari. Fatti erigere nel 1730 dal Parroco Sebastiano Molin, sono dedicati alla Madonna: l’Immacolata, tela di Bartolomeo Letterini; l’Assunta, tela di Giuseppe Angeli; la Madonna del Carmine, del Letterini; la Madonna Addolorata con il Sacro Cuore di Gesù, del Letterini e figlio. I due pulpiti con baldacchino sono opera di Bernardino Maccaruzzi (fine ‘700).
La pala dell’altare maggiore, del bresciano Paolo Zoppo (detto Zoppo dal vaso) rappresenta i Santi Canziano e Massimo con il Padre Eterno in Gloria. Le due tele laterali raffigurano La Probatica Piscina e La Moltiplicazione dei pani e dei pesci di Domenico Zanchi.
La tela di Giovanni Segala che rappresenta la Glorificazione di San Massimo è posta nel tiburio ottagonale del soffitto.

Il Presbiterio [fig. 04] è affiancato da due cappelle. In quella a destra dell’altare maggiore, anticamente detta del Crocefisso, successivamente di San Venerando Martire (dalla testa di quel martire ivi conservato) e poi della Santa Spina [fig. 05], si può ammirare la pala di Nicola Ranieri (1635 circa), raffigurante San Filippo genuflesso ai piedi della Vergine Santissima. Ricca di marmi e stucchi si presenta la cappella di S. Lucia a sinistra dell’altare maggiore. Fu poi nominata di San Massimo [fig. 06], in quanto vi fu collocato il corpo del Santo. La statua in marmo di San Massimo, l’altare e l’urna in cui riposa il suo corpo, sono opere di Clemente Moli, mentre il progetto architettonico era stato commissionato a Baldassarre Longhena. La cappella apparteneva alla famiglia Widmann, che viveva in un palazzo nelle vicinanze della chiesa.
In stile barocco è la porta che dà alla sacrestia, che fu eretta a spese del Parroco Gianmaria Grattarlo. Su di essa sono posti il busto in marmo del Parroco, di Giusto Le Court, e l’indicazione della data della sua esecuzione. Nella sacrestia vi sono diversi dipinti tra cui quello di San Romualdo, attribuito a Jacopo Marieschi (sec. XVIII)e quello, ad olio, della Madonna con Bambino e i Santi Canciano e Massimo [fig. 07], attribuito ad Andrea Celesti (1680). Mentre la Via Crucis è un’opera moderna del pittore veneziano Ernani Costantini (1960). Il piccolo lavabo della fine del ‘500 ha inseriti dei bassorilievi del ‘600. Del 1660 circa sono sia il tondo con volto femminile di Madonna che quello con il volto di Cristo.

Curiosità
Negli archivi della chiesa esiste il “Liber Mortuorum” da cui risulta la morte di Tiziano che abitava proprio nella Parrocchia di San Canciano ai Biri Grandi. Dall’atto di morte: “27 agosto 1576, Messer Tiziano pitor è morto de ani centi-tre amalato de febre licenziato”.